io, creativa

creatività, fantasia, arte

Editing 3 aprile 2009

Ho pubblicato e pubblico. Per: Giulio Perrone Editore,  Aletti Editore, Kontemporanea Edizioni, De Lux Edizioni, Lancio Editore, PlayMedia Co., Edicomprint Web. Ecco alcuni assaggi.

Uno sguardo sulla sezione Adv&Press del sito: www.orac.it; oppure sul file:

http://files.caprionline.it/press/757_Capri_Prospettive_Interio/pdf/Capri_Delux_a.pdf

http://www.comunedianacapri.it/it/press_article?press_id=759

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da “Le Leggi del Desiderio” (in: “La Lussuria”, Instant Anthology, Giulio Perrone Lab, Marzo 2009)

Apri gli occhi e sogna

Non c’è.  Non c’è più.  Non sento.  Non vedo.  Non amo.  L’abbandono ha spento i sensi. Rimane solo l’odore sul cuscino mentre lui è dall’altra. Rimane la fantasia di toccarsi ancora e ancora e ancora. Rimane il desiderio, così presente, così ossessivo. E nel tentativo di estinguerlo si cerca altrove, ma è solo un inganno. Il corpo e la mente, finalmente uniti, vogliono qualcosa di già conosciuto. Nel cervello c’è un tarlo, giorno e notte, notte e giorno. E’ generato dall’assenza di te. E’ la presenza nell’assenza, prepotente, preponderante, che pesa.

L'Ira

da “Iracondia a tre” ((in: “L’Ira”, Instant Anthology, Giulio Perrone Lab, Maggio 2009)

Sei da lei, adesso. Steso sul letto, sul tuo lato destro del corpo, con le gambe un po’ incrociate e la testa abbandonata, con la bocca leggermente aperta. E lei è lì, accanto a te, con il tuo braccio che la cinge, la tua grande mano rilasciata sul materasso, semiaperta. Il suo sguardo è fisso sul tuo viso assente che fugge altrove, preso da mille sogni. Lei è lì, al posto mio, nella vostra nuova casa romana, non so dove. Solo il pensiero, in questo stesso momento in cui scrivo, mi fa salire la bile al cervello, mi fa ribollire le meningi, mi fa scoppiare l’emicrania nel tempo esatto di un nanosecondo. E la odio. E ti odio. Con la stessa forza con cui mi hai odiata tu, quando ti ho mandato via, amore mio. Mi sento persa. La pancia, all’altezza del ventre, mi si contrae in un dolore che non so dire. La mia bocca prende una piega all’ingiù e così si forma una ruga: la ruga della mia ira. La ruga che mi segna per sempre per la tua scelta. Il segno indelebile della mia sconfitta. E poi ricomincio a pensare, nel masochismo del tempo che passa: ecco, sei tu ora che ti svegli e la trovi lì, vicinissima a te, pronta al bacio e all’amore. Mentre lei, vittoriosa per averti preso, felice di avermi sbaragliata dopo avermi odiata, immensamente innamorata e illusoriamente convinta di essere l’unica, lei ora ti sta baciando. Invece di odiarti, come ho fatto io, che ti amo.

E io? Sono qui, da sola con tutta la mia perduta ira.

antologia-aletti

da “Dedicato a… Poesie per ricordare”,  Antologia Aletti Editore,  2008

Grappoli di lacrime viola

Il glicine è in fiore.

Grappoli di lacrime viola,

sulle mie guance rosa.

Fiore dopo fiore

Sfiorisce il tuo amore per me.

Il mio rinasce ogni volta,

come un nido d’api impazzite.

Ogni zuccherino petalo

Mi ricorda i tuoi baci.

Che tu non dai a me, povera e triste,

senza il mio unico desiderio.

Quando ti ho rivisto

Ho sentito l’odore della tua pelle.

E ogni profumo intorno è svanito,

felicità di un attimo.

In questa primavera

di lacrime viola,

grappoli d’amore appassito.

Mimmo Paladino/Brian Eno. Opera per l’Ara Pacis

di Marina De Benedictis

Cosa succede quando due menti creative si uniscono? Nasce l’insight, prende vita l’idea, si accende l’emotività, emergono infinite contaminazioni. E l’idea, qui presso il Museo dell’Ara Pacis, c’è e si vede. Anche solo procedendo distrattamente in auto sul Lungotevere in Augusta.Un imponente anello in acciaio, infatti, inquadra l’Ara e cattura inevitabilmente il nostro sguardo attraverso il contrasto armonico fra l’installazione contemporanea e la classicità del monumento. Se entriamo poi negli spazi iper-razionali di Meier, l’installazione dell’artista Mimmo Paladino si completa improvvisamente ai nostri occhi con una percezione totale, fatta di sensi e controsensi. L’opera – costituita da un insieme antropomorfo di 35 metri con una sagoma alberata, un cilindro da prestigiatore, frammenti di figure umane, segni e pitture, colori, ferro e terracotta – si accompagna infatti ad un insolito “ambiente musicale” indipendente e contemporaneamente interconnesso. Sonorità del tutto non prevedibili si espandono senza mai ripetersi due volte nello stesso modo, grazie alla visionaria creatività di Brian Eno. Il “musicista non musicista”, dopo quasi dieci anni dal primo progetto alla Round House londinese del1999, si unisce nuovamente all’artista italiano della Transavanguardia per dare spazio ad un linguaggio nuovo: privo di parole seppur eloquente, senza melodia ma mai spiacevole, in assenza di ritmo ma affatto disarmonico. Per ottenere tutto ciò Paladino ed Eno sono partiti dall’idea di destrutturate i loro lavori, reiterando moduli tipici dell’ispirazione creativa, dilatando e comprimendo suoni e motivi, frammentando e riunendo i singoli elementi nel tutto. Questa è arte, cari lettori. La mostra-evento, a cura di Achille Bonito Oliva, Federica Pirani e James Putnam, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, organizzata da Zètema Progetto Cultura su progetto di Valentina Bonomo.

(Pubblicato per: “Metromorfosi”, Aprile 2008)

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